RICORDANDO IL DOTT. CESARE ZILOCCHI

DECENNI DI IMPEGNO A FAVORE DELL’ISTITUTO

Inaugurazione del museo

Un vecchio ritaglio dal titolo “Aperto il museo del Risorgimento”, su una foto con alcuni assessori, il sindaco di allora Angelo Tansini, il presidente dell’Istituto che è titolare del Museo, l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, il direttore dei musei di Palazzo Farnese, Stefano Pronti, e ben visibile, ma un passo indietro, Cesare Zilocchi.

Il ritaglio è tra le carte di Zilocchi, con la foto ben rappresenta il suo ruolo. Importante e evidente, ma sempre un passo indietro rispetto a chi lo aveva voluto nell’Istituto storico per il Risorgimento, l’avv. Sforza Fogliani, e gli aveva affidato fin che la salute glielo avevano consentito un ruolo operativo, al di là delle forme istituzionali.

Per decenni Zilocchi che era appassionato cultore, ricercatore, divulgatore dei temi risorgimentali legati a Piacenza ha affiancato il presidente nell’attività dell’Istituto. Ne conservava da protagonista la memoria.

 

Anche di recente, al Convegno del novembre 2023, doveva intervenire proprio per ricordare il lavoro di Sforza Fogliani nell’Istituto e solo le condizioni di salute gli avevano impedito di andare oltre alla ricostruzione di una scaletta di episodi e di eventi affidati poi a un mucchietto di foglietti di appunti scritti con mano malferma ormai a rappresentare il suo cruccio degli ultimi mesi, la impossibilità di scrivere come aveva sempre fatto.

E il tema risorgimentale era tra i suoi preferiti, certamente. Per il Giorno all’inizio del secondo millennio aveva redatto in numerose puntate proprio una storia del Risorgimento piacentino, poi raccolte e ampliate in un volumetto. Essenziale ed esaustivo.

Tanto erano meticolose le sue ricerche quanto erano stringati i suoi resoconti, completi sempre: “se devi aggiungere note per spiegare quello che hai scritto – diceva- vuol dire che non ti sei spiegato bene e non hai detto tutto quel che c’è da dire”.

Attento sempre ai temi della tradizione storica piacentina aveva voluto pubblicare per Delmaino, stampatore già nel Risorgimento, il suo primo libro nel 1988; guarda caso sui monumenti piacentini con particolare attenzione proprio a quelli di fine Ottocento.

Frequente la sua partecipazione ai convegni dell’Istituto, con una particolare attenzione all’Italia liberale e laica. Non di rado negli anni passati era stato chiamato anche a tenere lezioni nelle scuole, all’ultimo anno delle superiori, per illustrare i temi risorgimentali.

Memoria storica e attenta della nascita e della formazione del Museo era anche ricco di aneddoti spigolati ovunque tra le carte della biblioteca e nelle cronache del tempo. Ed era una caratteristica tutta sua la generosità nel mettere a disposizione di tutti il frutto delle sue ricerche e delle sue conoscenze poliedriche di tutto quello che era piacentino.

Un perdita per l’Istituto, ma non solo, per tutti quelli che, a Piacenza, hanno a cuore la storia locale e che hanno sempre saputo di poter contare sulla sua conoscenza puntuale e rigorosa che lo portava verificare ogni volta anche dell’esattezza della sua memoria.

Un socio che ci mancherà, uno storico che mancherà alla città.